Song of Olivier è il quarto episodio di Il Gioco della Musica, il progetto di composizione incrementale nel quale musica, racconto e costruzione del mondo di Solaria procedono parallelamente. Il brano nasce durante un periodo di trasformazione del metodo creativo: non più la ricerca di un’opera completamente definita, controllata e spiegata in ogni dettaglio, ma il tentativo di lasciare spazio all’imperfezione, all’ascolto e alla scoperta della forma durante l’esecuzione.
La composizione è dedicata a Olivier, un ragazzo realmente conosciuto in Burundi, che nel mondo narrativo di Solaria diventa Anesh.
Genesi della composizione
L’idea iniziale era quella di registrare alcune immagini davanti a una grotta, suonando la chitarra sopra un bordone. La grotta avrebbe richiamato direttamente il luogo nel quale, alla fine dell’episodio precedente, Ku incontra il giovane Anesh.
La ricerca del luogo, tuttavia, non portò al risultato previsto. L’abbandono di questa idea produsse un inatteso senso di sollievo e diventò parte integrante del processo compositivo. Rinunciare alla grotta significava rinunciare a un elemento scenografico non indispensabile e lasciare che fosse la musica stessa a determinare il proprio spazio.
Una volta tornato a casa, il brano venne ripreso a partire da alcuni elementi già stabiliti. L’inizio e l’orientamento generale della composizione erano stati definiti, ma il loro sviluppo fu affidato a un’esecuzione più libera. Il lavoro non consisteva quindi nel partire dal nulla, ma nel permettere a una struttura precedentemente immaginata di trasformarsi attraverso l’improvvisazione.
L’esperienza maturata nel jazz rendeva naturale lasciare fluire il materiale musicale. La difficoltà consisteva nell’applicare lo stesso atteggiamento a una composizione appartenente a un progetto molto più ampio, carico di corrispondenze narrative, geografiche, filosofiche e simboliche. In Song of Olivier, l’improvvisazione non viene utilizzata all’interno di una forma jazzistica convenzionale, ma introdotta nel cuore dell’architettura di Solaria.
Le due dimensioni musicali
Il brano nasce dall’incontro fra due dimensioni differenti.
La prima è definita e riconoscibile. È costituita principalmente da un tema già chiaramente individuato, presentato sia nel registro grave sia nel registro acuto della chitarra. La trasposizione del tema fra le due ottave non serve soltanto a creare varietà timbrica, ma permette allo stesso materiale di assumere pesi e prospettive differenti. Nel registro grave il tema acquista maggiore densità e radicamento; nel registro acuto appare più esposto, luminoso e fragile.
La seconda dimensione è invece spontanea. È formata da idee nate durante l’esecuzione, frammenti improvvisati e gesti non completamente pianificati, registrati progressivamente in Logic. Questa componente non ha la funzione di decorare il tema principale, ma di affiancarlo e metterlo in discussione.
Le due dimensioni vengono organizzate come parti di un dialogo. Il tema rappresenta ciò che è già riconoscibile e formulato; l’improvvisazione rappresenta ciò che può emergere soltanto durante l’atto musicale. La composizione non sceglie definitivamente tra ordine e libertà, ma costruisce la propria forma attraverso la loro relazione.
Uno schema tracciato a mano sul diario di lavoro servì a riunire questi due piani. La forma non venne concepita come una successione rigida di sezioni, ma come un percorso nel quale la componente definita e quella spontanea possono alternarsi, sovrapporsi e modificarsi reciprocamente.
Dalla struttura alla libertà
L’andamento complessivo di Song of Olivier conduce da una condizione iniziale relativamente strutturata verso una musica progressivamente più libera.
All’inizio sono percepibili con maggiore chiarezza il tema, il disegno generale e i punti di riferimento della composizione. Nel corso del brano, tuttavia, la forma sembra allentare gradualmente i propri vincoli. Gli elementi improvvisati acquistano spazio e la musica assume un carattere più aperto, vivo ed energico.
La forma definitiva non venne quindi imposta interamente prima dell’esecuzione. Cominciò a emergere attraverso il modo in cui i materiali reagivano gli uni agli altri. La composizione era stata avviata come qualcosa di strutturato e definito, ma terminò assumendo una qualità molto più libera e potente.
Questa trasformazione non comporta l’abbandono della composizione in favore dell’improvvisazione. Il tema e la forma preparata rimangono il terreno sul quale l’improvvisazione può acquistare significato. Allo stesso modo, le parti spontanee impediscono alla struttura di trasformarsi in un oggetto immobile e completamente prevedibile.
L’ascolto come metodo compositivo
Una fase centrale del lavoro fu dedicata non all’esecuzione, ma all’ascolto delle registrazioni.
Le idee improvvisate vennero riascoltate ripetutamente, a casa e durante gli spostamenti in automobile. Lo scopo non era soltanto individuare errori o verificare la precisione tecnica, ma comprendere che cosa stesse realmente accadendo nella musica. Ogni materiale veniva valutato per il suo impatto emotivo, per la sua capacità di generare una direzione e per le possibilità creative che conteneva.
In questo processo, comporre non significava necessariamente aggiungere nuove note. Significava ascoltare, riascoltare e riconoscere ciò che era già emerso, distinguendo i gesti dotati di una necessità interna da quelli semplicemente prodotti durante l’improvvisazione.
Song of Olivier nasce quindi anche da un rovesciamento del rapporto abituale tra fare e ascoltare. L’ascolto non interviene soltanto alla fine, come controllo del risultato, ma diventa uno degli strumenti attraverso i quali la composizione prende forma.
Questa modalità di lavoro corrisponde alla più ampia scelta di accettare l’imperfezione. Rinunciare al controllo assoluto non significa accogliere indiscriminatamente qualsiasi risultato, ma ascoltare con sufficiente attenzione da riconoscere ciò che appare vivo.
Le tre esecuzioni
La versione definitiva fu scelta fra tre esecuzioni complete.
La prima possedeva vitalità e spontaneità, ma non una precisione sufficiente. La terza era più precisa, ma aveva perduto parte dell’energia e della naturalezza presenti nella prima. La seconda esecuzione si trovava nel punto di equilibrio tra questi due estremi e fu quindi utilizzata come versione finale.
La scelta della seconda registrazione rende concretamente udibile il principio che guidava l’intero lavoro. L’esecuzione migliore non era quella priva di imperfezioni, né quella più libera in assoluto, ma quella nella quale precisione e vitalità riuscivano a convivere.
L’imperfezione viene così accolta non come valore autonomo, ma come possibile conseguenza di una musica viva. Al tempo stesso, la precisione rimane importante finché non soffoca la presenza, il rischio e l’intensità dell’esecuzione.
Il canto di Olivier
All’interno della composizione compare un breve segmento musicale derivato da un canto ascoltato in Burundi.
Olivier era allora un ragazzo di circa sedici o diciassette anni, fuggito dalla guerra. Durante l’incontro cantò una canzone legata all’esperienza del conflitto. In un passaggio del canto compariva una frase il cui significato era: «liberatevi dagli spiriti selvaggi».
Un frammento di quel canto è stato inserito in Song of Olivier come omaggio diretto al ragazzo. Il materiale non costituisce soltanto una citazione esterna, ma introduce nella composizione la traccia concreta di una voce, di un incontro e di una storia realmente vissuta.
Il frammento stabilisce inoltre un rapporto fra la dimensione personale dell’autore e quella del personaggio. Olivier non è semplicemente il modello dal quale deriva Anesh: la sua presenza continua a essere riconoscibile all’interno della musica, prima ancora della trasformazione narrativa.
Il brano all’interno di Il Gioco della Musica
Song of Olivier appartiene a Il Gioco della Musica, ma è stato pubblicato senza accompagnare il video con una spiegazione dettagliata della sua architettura. La scelta deriva dalla volontà di permettere alla musica di essere incontrata direttamente.
Le informazioni sul processo creativo, sul mondo di Solaria e sui collegamenti simbolici rimangono disponibili nei video del diario e nelle pagine dedicate al progetto, ma non costituiscono una condizione necessaria per ascoltare il brano.
Questa scelta rappresenta un cambiamento importante rispetto a lavori precedenti, nei quali la musica era spesso accompagnata da spiegazioni molto articolate. In Song of Olivier, l’architettura rimane presente, ma non viene anteposta all’esperienza dell’ascolto.
La composizione può quindi essere percepita autonomamente, mentre le sue connessioni con la storia e con il sistema simbolico di Solaria rimangono come livelli ulteriori, accessibili a chi desidera approfondirli.
Significato narrativo e simbolico
Nel mondo di Solaria, Olivier assume il nome di Anesh. Il personaggio si trova inizialmente in una grotta, dove incontra la farfalla Ku. L’arrivo di Ku può essere interpretato da Anesh come la ricerca di un rifugio, ma non è necessariamente causato dalla tempesta o da un’impossibilità di continuare il volo. La farfalla potrebbe essersi diretta verso la grotta deliberatamente, per raggiungere il ragazzo e guidarlo.
Dopo l’incontro, Anesh e Ku iniziano il viaggio verso Faknos, la grande città legata alla tecnica. Song of Olivier si colloca quindi in un momento di passaggio: il ragazzo è ancora legato alla grotta e alla propria solitudine, ma si trova ormai sulla soglia di un viaggio.
La chitarra di Anesh è un dono ricevuto dal padre quando aveva dodici anni. Il padre era un falegname e possedeva anche alcune competenze vicine a quelle di un liutaio. Nel consegnargli lo strumento, gli disse:
Non devi diventare qualcuno. Devi soltanto imparare ad ascoltare te stesso.
La frase apparteneva inizialmente alla storia, ma durante la composizione acquistò un significato autobiografico. Il procedimento attraverso il quale nacque Song of Olivier consistette infatti proprio nell’ascoltare le proprie improvvisazioni, riconoscere ciò che la musica stava cercando di diventare e scegliere l’esecuzione nella quale era rimasta maggiormente viva.
Il tema del brano non è quindi soltanto Olivier o Anesh, ma l’ascolto come forma di orientamento. Ascoltare se stessi non significa chiudersi all’interno della propria identità, ma riconoscere una direzione capace di mettere in relazione la propria esperienza con quella degli altri.
Anche il passaggio dal ragazzo reale al personaggio immaginario non cancella la storia originaria. Olivier rimane presente nella citazione del suo canto, mentre Anesh ne prosegue simbolicamente il viaggio. La realtà entra nel mondo immaginario senza essere sostituita da esso.
La frase «liberatevi dagli spiriti selvaggi» assume in questo contesto un valore più ampio. Può riferirsi alla guerra dalla quale Olivier era fuggito, ma anche alle forze interiori che impediscono l’ascolto: il bisogno di controllo, la paura dell’imperfezione, l’obbligo di dimostrare qualcosa o di «diventare qualcuno».
Song of Olivier rappresenta così un momento nel quale la costruzione di Solaria smette temporaneamente di espandersi attraverso nuove spiegazioni e comincia a liberarsi di ciò che non è necessario. Vengono lasciati andare la grotta come ambientazione obbligatoria, il controllo completo dell’esecuzione e la necessità di esporre ogni corrispondenza simbolica.
Ciò che rimane è una forma musicale fondata sul dialogo fra definizione e libertà, precisione e vitalità, memoria reale e trasformazione immaginaria. Il viaggio di Anesh può iniziare soltanto dopo questo atto di ascolto.
