Nella scrittura del kudamaf la riga è un’unità di misura prima che una convenzione tipografica: ogni riga ha lo stesso numero di celle, senza eccezioni. Un testo di Kudamef, aperto a qualunque pagina, si presenta come una griglia esatta di nastri sovrapposti, tutti della stessa lunghezza.
Righe di uguale giustezza. La pausa cade nell’ultima cella e non crea alcun problema.
Le ragioni che vengono addotte sono tre, e sono le stesse che si sentono nelle officine a proposito di qualunque manufatto: compattezza, perché non si spreca lastra né inchiostro; solidità, perché una riga di misura fissa si incide su supporti standard e si sostituisce senza rifare la pagina; leggibilità, perché la posizione di ogni cella si calcola invece di cercarla.
Si va a capo ovunque
Se la giustezza è rigida, il testo deve piegarsi. E infatti si va a capo ovunque, anche in mezzo a una parola, anche fra due lettere che nel parlato non si separano mai. La pazan non conosce sillabazione: la parola è un tratto continuo e il capoverso la taglia dove capita.
Sopra: la parola prosegue nella riga successiva. Sotto: la riga finisce a fine parola.
Perché il taglio non si confonda con la fine di una parola, il margine porta un segno:
| la parola continua sotto | un’asta verticale nel margine destro, centrata sulla mediana, lunga quanto una linea di cella |
| la riga finisce a fine parola | nulla in coda: la riga successiva si apre con il normale trattino di inizio parola |
L’asta di margine sta fuori dal nastro, staccata dal bordo esattamente della distanza a cui corre la quarta linea: è la stessa quota della virgola e della lineetta delle cifre, ribaltata sul fianco della riga. Chi legge la riconosce senza impararla, perché è una misura che il sistema usa già altrove.
La pausa, essendo una cella come le altre, può cadere in qualsiasi posizione, compresa l’ultima della riga: nessuna regola la sposta e nessuna riga si allunga per accoglierla.
L’interlinea
Fra la banda di una riga e quella della riga seguente corre una semicella di bianco. Il passo di riga risulta così di tre semicelle: due per la banda delle lettere, una per lo stacco.
Il passo di riga. Nel bianco fra due nastri trovano posto anche due virgole affacciate.
La misura è tarata sul caso peggiore. Nel bianco possono affacciarsi due segni, la virgola bassa della riga superiore e quella alta della riga inferiore, che occupano insieme poco più di tre quarti dello spazio disponibile: restano un margine visibile e nessuna sovrapposizione. Una interlinea più stretta li farebbe toccare, e due segni saldati direbbero una cosa che nella scrittura non esiste.
Un sistema chiuso
Con la regola della riga la pazan è considerata completa: diciotto lettere, quattro pause, una virgola, un segno di capoverso e sette cifre. Non è previsto che vi si aggiunga altro, e a Kudamef questo è il complimento più alto che si possa fare a un manufatto.
