Wind and Rain è una composizione elettroacustica per pianoforte preparato, pianoforte suonato direttamente sulla cordiera, sintetizzatori e processi digitali generativi.

Il brano costituisce il terzo segmento, successivo a Ku, all’interno di The Game of Music, una composizione incrementale nella quale ogni nuovo episodio si collega al precedente e amplia progressivamente un’unica struttura musicale e narrativa.

Idea musicale

Il materiale del brano nasce dalla sovrapposizione di due piogge e due venti. Ciascun fenomeno atmosferico possiede una versione digitale e una acustica: una pioggia generata attraverso il codice si contrappone a una pioggia ottenuta preparando fisicamente il pianoforte, mentre un vento costruito mediante sintetizzatori e automazioni si contrappone a un vento prodotto intervenendo direttamente sulla cordiera.

Pioggia e vento non vengono trattati come semplici effetti descrittivi o imitazioni naturalistiche. Diventano invece due differenti comportamenti musicali. La pioggia è costruita soprattutto attraverso eventi brevi, cadute, urti e variazioni di densità; il vento si manifesta attraverso raffiche, direzioni, movimenti ascendenti e discendenti, fruscii e masse sonore più continue. La pioggia tende quindi ad articolare e frammentare il tempo, mentre il vento attraversa lo spazio musicale e collega gli eventi.

Il principio fondamentale della composizione è la presenza simultanea di due mondi sonori separati, costruiti attraverso materiali melodici, timbri e procedimenti produttivi differenti.

Le due pentatoniche

L’organizzazione delle altezze si basa sulla contrapposizione tra la pentatonica maggiore di Do e la pentatonica maggiore di Sol♭.

La pentatonica di Do comprende le note Do, Re, Mi, Sol e La. È ricavata dai tasti bianchi del pianoforte, con l’esclusione di Fa e Si, e costituisce il materiale della componente acustica del brano.

La pentatonica di Sol♭ comprende le note Sol♭, La♭, Si♭, Re♭ e Mi♭. Sul pianoforte coincide con l’insieme formato dai cinque tasti neri e costituisce il materiale della componente digitale.

Le due scale sono poste a distanza di tritono l’una dall’altra. Do e Sol♭ rappresentano infatti due centri contrapposti, collocati alla massima distanza possibile all’interno della divisione dell’ottava in dodici semitoni. La contrapposizione non si limita dunque al colore visivo dei tasti bianchi e neri, ma coinvolge l’intera organizzazione delle altezze.

Le due pentatoniche sono complementari: insieme occupano dieci delle dodici note del sistema cromatico. Le sole note escluse sono Fa e Si. La loro assenza permette ai due campi pentatonici di rimanere distinti e simmetrici, senza che nessuna nota appartenga contemporaneamente a entrambi.

La tensione del brano non nasce necessariamente da accordi dissonanti isolati, ma dalla sovrapposizione di due insiemi internamente consonanti che, quando vengono messi in relazione, producono un campo armonico più complesso. Ciascuna pentatonica conserva una forte omogeneità interna, ma la presenza simultanea dei due centri, Do e Sol♭, impedisce la formazione di un unico spazio tonale condiviso.

La pioggia digitale

La pioggia digitale utilizza le note della pentatonica di Sol♭ ed è stata creata attraverso un software scritto appositamente per la composizione:

https://www.lorenzofrizzera.it/app/raincomposer/html/index.html

Il programma permette di stabilire la quantità delle gocce sonore, la loro dimensione, le note disponibili e l’effetto esercitato da una gravità simulata. La caduta non è quindi rappresentata da una normale successione di note, ma da un sistema generativo nel quale ogni evento viene sottoposto a un modello fisico virtuale.

La gravità diventa un vero parametro musicale. Determina il comportamento temporale delle gocce, la loro accelerazione, il modo in cui attraversano lo spazio e il momento dell’impatto. Modificando questi valori è possibile produrre piogge rarefatte oppure dense, gocce isolate oppure accumuli di eventi, cadute leggere oppure più pesanti.

Il codice non riproduce una registrazione della pioggia reale, ma ne ricostruisce alcuni comportamenti attraverso note e processi musicali. Il risultato mantiene quindi un carattere astratto e artificiale. La natura viene trasformata in un sistema di regole, probabilità, quantità e forze virtuali.

L’impiego esclusivo della pentatonica di Sol♭ garantisce coerenza anche quando la densità degli eventi aumenta. Le gocce possono moltiplicarsi senza dissolvere completamente l’identità armonica del flusso, poiché tutte appartengono allo stesso insieme di cinque note.

La pioggia acustica

La seconda pioggia utilizza la pentatonica di Do ed è stata realizzata intervenendo direttamente sul pianoforte.

Sulle corde è stata collocata della carta di alluminio. Il contatto tra l’alluminio e le corde modifica la vibrazione naturale dello strumento, riduce la limpidezza e la durata della risonanza e introduce una componente metallica e percussiva. Il suono del pianoforte diventa più sordo, sporco e irregolare, fino ad avvicinarsi a un ticchettio d’acqua.

La carta di alluminio non elimina completamente l’altezza delle note, ma altera il modo in cui esse risuonano. Alla vibrazione della corda si aggiungono piccoli rumori, transienti metallici e oscillazioni imprevedibili prodotte dal contatto con il materiale estraneo.

Questa pioggia conserva quindi una natura fisica e concreta. Non è calcolata da un modello virtuale, ma nasce dall’interazione tra corde, alluminio, meccanica dello strumento ed esecuzione. Anche quando il gesto viene controllato, una parte del risultato dipende dal comportamento materiale degli oggetti.

Le due piogge condividono la frammentazione in eventi brevi, ma differiscono radicalmente nella loro origine. La prima deriva da un codice che simula una forza naturale; la seconda dalla vibrazione reale di un corpo modificato fisicamente.

Il vento acustico

La prima idea per il vento acustico prevedeva l’impiego del vento reale. Erano stati avviati esperimenti con una chitarra eolica e con microfoni a contatto, nel tentativo di utilizzare direttamente l’azione dell’aria come sorgente musicale.

Durante i giorni previsti per la registrazione, tuttavia, non vi fu abbastanza vento per realizzare il progetto. Questa condizione portò alla ricerca di una soluzione completamente strumentale.

Il vento acustico definitivo venne prodotto direttamente sulla cordiera del pianoforte. Alcune corde corrispondenti alle note della pentatonica di Do furono identificate e isolate visivamente mediante l’applicazione di nastro di carta, in modo da poter essere individuate durante l’esecuzione senza utilizzare la tastiera.

Le corde furono quindi suonate con le dita, con le spazzole e con diversi tipi di battenti. L’intervento diretto permette di evitare il normale meccanismo del pianoforte, nel quale il tasto mette in movimento il martelletto, e consente di agire direttamente sul punto in cui nasce la vibrazione.

Le spazzole producono fruscii, sfregamenti e successioni rapide di piccoli impulsi. Il loro movimento crea una materia sonora granulare e diffusa, più vicina al comportamento dell’aria che al suono pianistico tradizionale. Le dita permettono di pizzicare, sfiorare o mettere in vibrazione le corde, mentre i diversi battenti producono attacchi, risonanze e intensità differenti.

Il vento acustico non cerca quindi di riprodurre letteralmente un soffio, ma di trasferirne alcune qualità nel comportamento dello strumento: continuità, instabilità, pressione, movimento e trasformazione progressiva del timbro.

Il vento digitale

Il vento digitale utilizza la pentatonica di Sol♭ ed è stato costruito in Ableton Live mediante automazioni e sintetizzatori.

Il materiale principale è formato da raffiche di note ascendenti e discendenti. Il movimento delle altezze viene utilizzato per suggerire la direzione del vento. Le successioni ascendenti producono un senso di sollevamento, accelerazione o espansione verso l’alto; quelle discendenti suggeriscono invece caduta, pressione, arretramento o abbassamento.

Le raffiche non vengono affidate a un solo sintetizzatore, ma distribuite tra diversi strumenti virtuali. Il vento digitale può così assumere più colori e attraversare registri differenti, come se fosse formato da correnti sovrapposte.

Le automazioni permettono di controllare la comparsa e l’evoluzione dei flussi nel tempo. In questo modo il vento può intensificarsi, diminuire, cambiare direzione oppure passare da una zona sonora a un’altra. Il gesto esecutivo viene sostituito o ampliato dalla scrittura temporale dei parametri all’interno del software.

Anche in questo caso il fenomeno naturale non viene registrato, ma ricostruito attraverso un comportamento musicale. La direzione del vento diventa direzione melodica; la raffica diventa accelerazione delle note; la sovrapposizione delle correnti diventa stratificazione timbrica.

Organizzazione timbrica e compositiva

Wind and Rain è costruito attraverso una doppia opposizione. Da una parte si trovano la pentatonica di Do e la produzione acustica; dall’altra la pentatonica di Sol♭ e la produzione digitale.

La pioggia acustica e il vento acustico appartengono al campo di Do e nascono dal contatto diretto con il pianoforte. La pioggia digitale e il vento digitale appartengono invece al campo di Sol♭ e vengono generati o organizzati attraverso software, automazioni e sintetizzatori.

La distinzione coinvolge quindi contemporaneamente le altezze, il timbro, il gesto e il metodo di composizione. Al suono eseguito si contrappone il suono programmato; alla vibrazione fisica si contrappone la simulazione; alla materia dello strumento si contrappone l’astrazione del codice.

La preparazione del pianoforte e l’esecuzione sulla cordiera permettono inoltre di trasformare uno strumento tradizionalmente associato a note definite in una sorgente di rumori, impulsi, sfregamenti e risonanze irregolari. I sintetizzatori compiono il movimento opposto: trasformano fenomeni irregolari come vento e pioggia in sequenze controllabili e ripetibili.

Le due pentatoniche possono produrre superfici relativamente consonanti quando vengono ascoltate separatamente. Il conflitto emerge soprattutto dalla loro sovrapposizione. La pentatonica di Do e quella di Sol♭ non condividono alcuna nota e sono costruite intorno a due centri distanti un tritono. Ogni flusso mantiene quindi la propria identità anche quando invade lo spazio dell’altro.

Forma

La forma del brano non è organizzata attraverso una tradizionale successione di temi, ritornelli o sezioni armoniche. Nasce invece dall’ingresso, dalla sovrapposizione e dalla trasformazione progressiva dei quattro principali strati sonori: le due piogge e i due venti.

L’evoluzione musicale dipende dalla densità degli eventi, dalla durata delle raffiche, dalla distribuzione nei registri, dal rapporto tra suoni puntuali e masse continue e dal grado di sovrapposizione tra i due campi pentatonici.

La pioggia può accumulare impulsi fino a creare una superficie fitta oppure lasciare emergere singole gocce. Il vento può attraversare questa superficie con movimenti ascendenti e discendenti, collegare zone differenti oppure intensificare la separazione tra i due spazi sonori.

L’identità formale del brano deriva soprattutto dalla persistenza della contrapposizione. Anche quando i materiali si sovrappongono, la pentatonica di Do e quella di Sol♭ non confluiscono in una sintesi stabile, ma continuano a essere percepite come due presenze autonome.

Significato nel mondo di Solaria

Sul piano narrativo, Wind and Rain descrive il volo di Ku sopra Solaria durante una tempesta innaturale. La pioggia si divide in due flussi distinti e anche il vento sembra provenire da due mondi che occupano lo stesso cielo senza riuscire a fondersi.

La pentatonica di Sol♭, affidata ai processi digitali, rappresenta l’Alleanza del Nord, formata da Axia e Castalia. Axia è la nazione della scienza pura e ha il proprio centro nella cittadella bianca di Nexus, sulla vetta del Monte Hakamah. Il carattere programmato della pioggia e del vento digitali richiama un mondo fondato sull’astrazione, sul calcolo e sulla trasformazione della realtà in un sistema leggibile e controllabile.

La pentatonica di Do, affidata al pianoforte preparato e alla vibrazione fisica delle corde, rappresenta la Lega Australe, formata da Theknus e Iridia. Theknus ha il proprio centro a Yantra, città-fucina situata sul Monte Uruk. Il suono acustico, materico e irregolare richiama il mondo della tecnica, della costruzione, della natura e dell’azione concreta.

Il conflitto si estende lungo i crinali compresi tra il Monte Hakamah e il Monte Uruk, fino al Golfo di Komol. La divisione politica di Solaria viene così tradotta nella separazione musicale tra due pentatoniche che non possiedono alcuna nota comune.

Le due parti in guerra occupano dieci note del totale cromatico. Restano escluse soltanto Fa e Si. Queste due note formano a loro volta un tritono e rappresentano la coscienza individuale davanti al conflitto.

La coscienza non appartiene quindi né alla pentatonica della Lega Australe né a quella dell’Alleanza del Nord. Rimane fuori dalla contrapposizione collettiva e ideologica dei due schieramenti. Mentre Do e Sol♭ definiscono i poli della guerra, Fa e Si costituiscono uno spazio separato, affidato alla responsabilità e alla scelta del singolo individuo.

Durante la tempesta, Ku attraversa la pioggia e le raffiche dirigendosi verso una grotta alle pendici dei monti sui quali si combatte.

Nell’oscurità della grotta brilla una lampada. Accanto alla luce si trova Anesh, che osserva con stupore l’arrivo della farfalla, senza sapere che sarà proprio Ku a guidarlo nel viaggio che sta per cominciare.

Agli occhi di Anesh, il suo volo sotto la pioggia appare come la ricerca di un riparo; non è però certo che la farfalla vi sia stata spinta dalla necessità. Potrebbe aver scelto consapevolmente quella direzione, come se sapesse già dove andare.

L’incontro conclude il segmento narrativo di Wind and Rain e introduce la parte successiva di The Game of Music: La canzone di Olivier