La grammatica del kudamaf si regge su un principio unico: nulla si accorda e nulla è irregolare. Non esistono genere, numero, declinazioni, ausiliari, verbi difettivi. Ogni informazione che le lingue terrestri distribuiscono su più parole — la persona, il tempo, il modo, l’aspetto — qui sta in un solo posto, sempre lo stesso.

La radice e i tre suffissi

Ogni parola nasce da una radice bisillabica che finisce in consonante. La radice nuda è già il sostantivo; da lì si formano sempre, senza eccezione, tre forme:

formasuffissoesempio
sostantivoradice nudazem — inizio
verbo-atzemat — iniziare
aggettivo-enzemen — iniziale
avverbio-ezzemez — inizialmente

Nel nastro il meccanismo è visibile a occhio: le tre celle della radice restano ferme, il suffisso si aggiunge in coda.

La derivazione è produttiva: da qualunque radice le quattro forme esistono, che siano registrate o no. Il registro riporta soltanto quelle che aggiungono un significato proprio; gemes è il cane e gemesat è abbaiare, ma nessuna voce elenca “l’agire riguardo al cane”, perché la lingua lo forma da sé e la parola non dice nulla di nuovo.

Il nome e la frase

Il nome non cambia mai forma: non ha genere né plurale. gemes vale cane e cani, sanup vale bambina e bambino. L’articolo è unico e invariabile, ne; l’indeterminativo è su. Il numero, quando conta, si dice con un numerale; il genere, quando conta, si dice con una parola apposita.

L’ordine è soggetto, verbo, complemento. Determinanti e aggettivi precedono il nome cui si riferiscono.

Il verbo

Il verbo ha tre tempi e nessun paradigma da imparare:

presentezemat — inizia
passato -akzematak — ha iniziato
futuro -uszematus — inizierà

La persona non si segna mai sul verbo: la dice il pronome, che per questo non si può omettere. I pronomi personali stanno su due serie pulite, g- per il singolare e z- per il plurale: ga io, ge tu, gu lui/lei, za noi, ze voi, zu loro, guz sé. I possessivi si formano aggiungendovi -na: gana mio, gena tuo, guna suo, e così via.

Tutto il resto è affidato a sette particelle invariabili che stanno davanti al verbo e si combinano liberamente fra loro:

pe in corsopu compiutote ipoteticotu imperativo
sa poterese doverele passivo

La negazione la apre il gruppo e nega tutto ciò che segue.

Il gruppo verbale si monta come una fila di pezzi: pronome, particelle, verbo con il suo tempo.

ga zematio inizio
ga la zematio non inizio
ga pe zematsto iniziando
ga pu zematakavevo iniziato
ga te zematusinizierei
ga se zematdevo iniziare
tu zematinizia!
le zematviene iniziato

Parole di servizio

Le classi minori hanno una forma riconoscibile, e le parole ammesse in seguito la rispettano. Le preposizioni sono quasi tutte vocale più consonante: a di, ut a, ez da, ek in, uz con, ar sopra, ub sotto, um tra, ur verso, ap per, av senza, an contro, am oltre, ud fino a, ep durante, ush attraverso.

Le congiunzioni stanno in famiglie che alternano la vocale sulla stessa consonante: va e, ve o, vu ma, ven né, vur nonostante; fe perché, fu poiché, fa affinché, fem infatti; ra mentre, re prima che, ru dopo che, rem finché.

Gli interrogativi sono brevi e invariabili: u che, quale; mu chi; ba cosa; da dove; de quando; du perché; ta come; tam quanto. La particella dez vale il suffisso italiano -unque e si attacca a un interrogativo: mu dez chiunque, da dez ovunque.

La subordinata

La lingua non ha pronomi relativi: le subordinate si aprono con le congiunzioni della lista qui sopra e si riconoscono, nello scritto, dalla virgola descritta in Punteggiatura. Il discorso diretto non fa eccezione — è una subordinata retta dal verbo del dire, alnerat — e non ha segni propri.

Frasi fisse

Due espressioni non si traducono parola per parola e vanno imparate così come sono:

u zebu gumche ore sono?
zebu a zemattempo di iniziare

Il conteggio delle ore cui la prima si riferisce segue il calendario solariano e la numerazione in base 7.