Fonotattica
La fonotattica del kudamaf stabilisce quali suoni esistono, in che ordine possono stare e quali incontri sono vietati.
Nota
Il lessico completo, un traduttore dall’italiano e un visualizzatore che mostra qualunque testo in kudamaf si trovano nell’applicazione della lingua.
Alfabeto
Le vocali sono tre soltanto:
a e u
Non esistono i e o: nessuna parola del registro le contiene. Le consonanti sono quindici:
| Categoria | Consonanti |
|---|---|
| dentali e velari | t d k g |
| labiali | b p |
| sibilanti | s z sh |
| nasali e liquide | m n r l |
| fricative | v f |
Il digramma sh vale per una consonante sola e va trattato come un segno unico, sia nel conteggio delle sillabe sia nella scrittura, dove occupa una cella singola.
Sillabe
Sono ammesse quattro forme sillabiche: CV, CVC, VC, VCV (C sta per consonante e V sta per vocale). Ogni radice è bisillabica e termina in consonante: è una condizione necessaria, perché i tre suffissi derivativi cominciano tutti per vocale (si veda Grammatica e fonotattica) e due vocali non possono mai toccarsi, se non tra due parole consecutive.
Collisioni fra consonanti
Ventitré coppie di consonanti sono eslcuse dal linguaggio. La tavola si legge per righe: la riga dà la prima lettera, la colonna la seconda:
Le caselle piene sono gli incontri che la norma non ammette. La tavola è simmetrica, con una sola eccezione.
L’unica asimmetria della tavola è il divieto direzionale di z davanti a sh: nell’ordine inverso, sh seguito da z, la coppia resta lecita.
Grammatica
La grammatica del kudamaf si regge su un principio unico: nulla si accorda e nulla è irregolare. Non esistono genere, numero, declinazioni, ausiliari, verbi difettivi. Ogni informazione che le lingue terrestri distribuiscono su più parole — la persona, il tempo, il modo, l’aspetto — qui sta in un solo posto, sempre lo stesso.
La radice e i tre suffissi
Ogni parola nasce da una radice bisillabica che finisce in consonante. La radice nuda è già il sostantivo; da lì, tramite tre suffissi, si possono formare altrettante forme: il verbo, l’aggettivo e l’avverbio.
Le tre celle della radice restano ferme, il suffisso si aggiunge in coda.
Sebbene da qualunque radice si possano ricavare quattro forme, il vocabolario theknusiano include solo le forme che hanno un significato; se gemes è il cane, gemesat è abbaiare e gemesen è canino, non esiste un alcun verbo corrispettivo all’agire riguardo al cane, dunque il vocabolario non lo include.
Articoli, genere, numero
Il nome non cambia mai forma: non ha genere né plurale. gemes vale cane e cani, sanup vale bambina e bambino. L’articolo determinativo è unico e invariabile, ne; l’indeterminativo è su. Il numero, quando conta, si dice con un numerale; il genere, quando conta, si dice con una parola apposita (es: ne sanup bagag, il bambino maschio).
Il verbo
Il verbo ha tre tempi e nessun paradigma da imparare:
| Tempo | Suffisso |
|---|---|
| presente | zemat — inizia |
| passato -ak | zematak — ha iniziato, iniziò |
| futuro -us | zematus — inizierà |
La persona non si segna mai sul verbo: la dice il pronome, che per questo non si può omettere. I pronomi personali stanno su due serie, g- per il singolare e z- per il plurale: ga io, ge tu, gu lui/lei, za noi, ze voi, zu loro, guz sé. I possessivi si formano aggiungendovi -na: gana mio, gena tuo, guna suo, e così via.
Tutto il resto è affidato a sette particelle invariabili che stanno davanti al verbo e si combinano liberamente fra loro:
| pe in corso | pu compiuto | te ipotetico | tu imperativo |
| sa potere | se dovere | le passivo |
La negazione la apre il gruppo e nega tutto ciò che segue.
Il gruppo verbale si monta come una fila di pezzi: pronome, particelle, verbo con il suo tempo.
rifare immagine con imperativo con persona e passivo
Preposizioni, congiunzioni, interrogativi
Le preposizioni sono quasi tutte vocale più consonante: a di, ut a, ez da, ek in, uz con, ar sopra, ub sotto, um tra, ur verso, ap per, av senza, an contro, am oltre, ud fino a, ep durante, ush attraverso.
Le congiunzioni stanno in famiglie che alternano la vocale sulla stessa consonante: va e, ve o, vu ma, ven né, vur nonostante; fe perché, fu poiché, fa affinché, fem infatti; ra mentre, re prima che, ru dopo che, rem finché.
Gli interrogativi sono brevi e invariabili: u che, quale; mu chi; ba cosa; da dove; de quando; du perché; ta come; tam quanto. La particella dez vale il suffisso italiano -unque e si attacca a un interrogativo: mu dez chiunque, da dez ovunque.
La subordinata
La lingua non ha pronomi relativi: le subordinate si aprono con le congiunzioni della lista qui sopra e si riconoscono, nello scritto, dalla virgola descritta in punteggiatura. Il discorso diretto non fa eccezione: è una subordinata retta dal verbo del dire, alnerat, e non ha segni propri.
