L’Orologio di Yantra è il sesto episodio di Solaria, il progetto di composizione incrementale nel quale musica, racconto e costruzione di un mondo immaginario procedono parallelamente.
È il ritratto sonoro della Torre dell’Orologio, che sorge sulla Porta Orientale di Yantra, e dura esattamente quanto un minuto solariano: 84 secondi solariani, circa 73,47 secondi terrestri (vedi Misura del tempo). È il minuto che Anesh e Ku passano davanti alla porta, mentre transitano con l’officina mobile di 05 - The Moving Machine, prima che l’orologio segni lo zero solariano e la città cominci a lavorare.
Il brano è stato composto fra maggio e agosto 2026 ed è uscito il 18 agosto 2026. Il suo processo è documentato nelle puntate dalla 13 alla 22 del Diario musicale.
L’orologio nel racconto
Nel Capitolo 1 - L’ultimo minuto prima dell’alba l’officina mobile si ferma davanti alla porta quando il buio «non era ancora finito, ma aveva già perso la sua forza». Sopra l’arco principale c’è il grande orologio, che non sembra indicare il tempo ma distribuirlo: il quadrante è inciso in settori sottili, ognuno collegato a una parte della città ancora nascosta, e piccole luci corrono lungo il bordo. Sotto l’orologio è incisa la scritta Tu sei ciò che fai, il motto di Theknus. Manca un minuto. Quando l’ultima luce raggiunge il punto più basso del quadrante, l’orologio segna lo zero solariano e Yantra comincia ad accendersi (Capitolo 2 - La città si accende).
Un minuto, una nota
Il brano ha due vincoli.
Il primo è la durata. Lorenzo ha disposto gli 84 secondi solariani sulla griglia della sessione. In quel minuto il brano deve compiere un solo movimento continuo, come un’unica ripresa cinematografica che sale dalle fondamenta della torre fino ai meccanismi, esce sul quadrante che la gente vede dalla strada e finisce nella mente di chi lo guarda, nel significato dell’orologio per la città.
Il secondo è la nota. Tutto il brano è costruito su una sola nota, il Mi, che nel sistema delle dodici capitali è la nota di Yantra. Lorenzo lo intende come un totem sonoro: ogni volta che il racconto arriverà in una delle capitali, ci sarà un brano costruito sulla sua nota, che ne incarna la cultura. A Yantra, la città del meccanismo (in sanscrito yantra significa «macchina», «congegno»), il totem è un orologio.
Fin dall’inizio Lorenzo ha voluto evitare il cliché dell’orologio fatto di ticchettii e metronomi, anche perché The Moving Machine si chiude proprio su suoni di quel tipo.
Prima parte: produzione dell’energia
Il primo strato, il motore nascosto della torre, è un motore a energia solare. Lorenzo lo ha pensato come un movimento di bottleneck su una chitarra a dodici corde accordata sulla pentatonica di Do: una salita, in cima alla quale c’è un colpo di cassa, e una discesa con il bottleneck strisciato sui tasti, un rumore che per lui ricorda una catena che si riavvolge. Sopra, un piatto con una catenella appoggiata dà l’idea del calore e del fuoco.
Ricerca e sviluppo
Il suono del bottleneck però non era convincente, e qui il lavoro si è fermato davanti a una scelta: continuare a produrre o fermarsi a cercare un suono più personale (puntata 14). Lorenzo ha scelto la ricerca, distinguendo due piaceri diversi: quello immediato di vedere una composizione prendere forma e quello più profondo di trovare qualcosa cercando.
Nelle settimane successive sono arrivati un ponte di metallo costruito apposta per alzare l’action della dodici corde e un ventilatore smontato, suonato sulle corde insieme allo slide: è il suono che apre il brano. La ricerca senza struttura, però, diventava caos. Lorenzo ha quindi costruito Sonario, un software per archiviare gli esperimenti: gli strumenti di casa (circa 70), i battenti (22) e i «modificatori» (una trentina), cioè gli oggetti che si mettono fra battente e strumento, con note, valutazioni, video, combinazioni casuali da provare e un calendario delle sessioni di ricerca (puntata 16).
Centotrentanove Mi
Dopo una pausa estiva, nella quale è nato il brano del trio di Zena, il lavoro è ripreso dalla nota chiave. Lorenzo ha registrato il Mi in 139 modi diversi, con tutti gli strumenti presenti in casa, con oggetti vari e con la propria voce, e li ha mappati su un campionatore. È la tavolozza con cui è stato poi realizzato l’intero brano (puntata 18).
Il meccanismo
Per la seconda parte, il meccanismo dell’orologio e la trasmissione dell’energia fra le sue parti, ha registrato un assolo di batteria, con i tamburi smorzati a mano, tutto brevi colpi dall’attacco forte, e lo ha «melodizzato» sostituendo ogni colpo con un Mi, come Frank Zappa fece con un assolo di Terry Bozzio in The Black Page. Il lavoro è stato lento, ma ne è uscito un meccanismo denso e coerente, in cui l’energia del motore passa da un suono all’altro (puntata 20).
Il quadrante e la città
La terza parte è l’orologio visto dalla strada. All’inizio era soltanto un campione di una Linotype del 1928, registrata nella tipografia di un amico. Poi Lorenzo vi ha costruito attorno un ambiente: due rumori di fabbrica montati insieme ai passi e alle voci di una strada e, ripreso da lontano, un brevissimo dialogo fra un bambino e sua madre nella lingua di Theknus. Il bambino chiede u zebu gum?, «che ore sono?», e la madre risponde zebu a zemat, «è tempo di iniziare»: a Yantra anche i bambini entrano in produzione (puntata 21).
Da quelle due frasi è nato poi il kudamaf, con il suo sistema di scrittura (puntata 23).
La sirena
L’ultima parte è il significato dell’orologio. Per rappresentarlo Lorenzo ha registrato la sirena di Rovereto, che da circa settant’anni suona a mezzogiorno per dire a chi lavora all’aperto che è ora di fermarsi a mangiare. In origine suona un La; nel brano è intonata in Mi.
A Yantra il senso è rovesciato: la sirena segna l’inizio del lavoro, non la pausa. Ed è inquietante, perché una sirena resta un segnale d’allarme, e in questa città il lavoro è tutto. Per Lorenzo ha il suono di un dovere: il dovere di lavorare, di essere ciò che si fa. Quando il minuto finisce, la sirena comincia a spegnersi.
Il video
Di solito Lorenzo filma ogni traccia mentre la registra, e il video multitraccia mostra esattamente ciò che è stato suonato. Qui non era possibile: 139 Mi, molti dei quali scartati, e suoni ottenuti in modi a volte strani. Alcune parti sono state quindi rifatte davanti alla telecamera, in playback. Ne è nata la domanda della puntata 22: il video documenta il processo o in parte lo mette in scena? E, più a fondo, per chi si fa tutto questo? La risposta provvisoria è lasciare aperta una porta sul proprio laboratorio e preparare l’ingresso, perché chi entra non si ritrovi di colpo in mezzo all’iceberg.
Forma
- Il motore: il ventilatore sulle corde, la dodici corde con il bottleneck, il colpo di cassa in cima alla salita.
- Il meccanismo: l’assolo di batteria melodizzato con i Mi, l’energia che passa fra gli ingranaggi.
- Il quadrante: la Linotype, le fabbriche, la strada, il dialogo fra madre e figlio.
- Il significato: la sirena intonata in Mi, che comincia a spegnersi allo scadere del minuto.
Simbologia musicale
| Elemento musicale | Significato |
|---|---|
| 84 secondi solariani (circa 73,47 terrestri) | il minuto prima dello zero solariano |
| solo il Mi | Yantra nel sistema delle dodici capitali |
Le puntate del diario
| Puntata | Titolo | Contenuto |
|---|---|---|
| 13 | 84 solarian seconds | l’idea: quattro sezioni in un minuto solariano, niente cliché |
| 14 | production or research? | la griglia in dodici parti, il motore, la scelta della ricerca |
| 15 | exploration needs a method | il ventilatore, il ponte di metallo, i campioni numerati |
| 16 | building a sound research lab | Sonario |
| 17 | back to the main path | il ritorno all’orologio dopo il brano di Zena |
| 18 | 139 versions of the same note | i 139 Mi, la prima sezione, la sirena registrata |
| 19 | finding the right mechanism | il bordone abbandonato, l’assolo di batteria |
| 20 | completing the clock | l’assolo melodizzato, la Linotype, la sirena in Mi |
| 21 | tempo e linguaggio | la terza parte, il dialogo in kudamaf |
| 22 | per chi sto facendo questo? | il video, il playback, per chi si crea |
